La Meditazione Zen E Il New Age
- DARKNET

- 8 ott 2022
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La meditazione zen (termine giapponese che significa meditazione e che è derivato dal cinese ch’an) è di matrice buddista, e si prefigge di fare raggiungere al praticante il satori, ossia l’illuminazione, che non è altro che uno stato di vuoto mentale in cui è assente ogni forma di pensiero dualista e in cui tutto diventa illusorio per il meditante. D. T. Suzuki nel suo libro Introduzione al buddismo Zen afferma riguardo al satori:

‘Da un punto di vista religioso si tratta di una nuova nascita; da un punto di vista intellettuale, dell’acquisto di un nuovo punto di vista. Ora il mondo appare come se indossasse un nuovo vestito che, nella fraseologia buddista, si chiama illusione’ (D. T. Suzuki, Introduzione al buddismo Zen, Roma 1970, pag. 96).
Tomio Hirai, un altro diffusore dello zen, nel suo libro Meditazione zen come terapia, parlando degli obbiettivi dello zen, dice che
‘obbiettivo della concentrazione Zen è quello di manifestare la natura del Buddha prima allenando la mente a concentrarsi inconsapevolmente su un oggetto prefissato, poi portandola, a poco a poco, a concentrarsi su nessun oggetto in particolare’ (Tomio Hirai, Meditazione Zen come terapia, 3 ed., Como 1988, pag. 71),
ed ancora che
‘il metodo della meditazione contemplativa usato nello Zazen aiuta a trovare la propria realtà interiore e, a dispetto della turbolenza e della varietà della vita di tutti i giorni, consente di sapere sempre che cosa sia il proprio sé’ (Tomio Hirai, op. cit., pag. 81).
Lo zazen è il metodo di meditare stando immobili nella posizione del loto, vale a dire seduti a gambe incrociate (va detto però che nello zen si può meditare anche in altre posizioni). Questo particolare tipo di meditazione avrebbe oltre ad effetti psichici anche degli effetti terapeutici sul corpo di chi la pratica, infatti a dire di alcuni, previene e cura delle malattie. E’ chiaro dunque il perché il New Age ha incorporato anche la meditazione zen al suo interno; perché essa permetterebbe di liberare la mente dal pensare in termini dualistici (per cui il bene e il male diventano una cosa sola, o meglio un’illusione) e di trovare e conoscere il proprio sé (che nel New Age è la scintilla divina presente in ogni uomo e che è in grado di risolvere qualsiasi problema).
La Parola di Dio insegna invece che l’uomo per essere illuminato (ossia per vedere la luce, per mettersi a camminare nella luce) deve riconoscere i propri peccati (e quindi riconoscere mentalmente di avere agito male nei confronti di Dio, cosa che lo zen esclude nella maniera più categorica perché considera il male un’illusione), pentirsi di essi e credere in Gesù Cristo. Gesù disse infatti: “Ravvedetevi e credete all’evangelo” (Mar. 1:15) ed ancora: “Chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Giov. 8:12). E che porterà questa divina illuminazione nella mente dell’uomo? Forse la cessazione del pensare in termini dualistici o la consapevolezza che egli è uno con il tutto o la consapevolezza che il mondo è un illusione? Niente di tutto ciò. Colui che viene illuminato infatti non smetterà di pensare in termini dualistici, cioè quando otterrà questa illuminazione egli non farà del bene e del male una stessa cosa fino a considerarli un’illusione (come avviene nel meditante zen), perché per lui ci sarà una chiara distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male. Anzi possiamo dire che egli tante cose che prima considerava bene le comincerà a considerare male riconoscendo che nel passato era stato accecato dalle tenebre. La sua mente non si svuoterà affatto, come avviene nel caso dello zen, ma da un lato si riempirà di pensieri giusti e buoni e dall’altro si svuoterà di tutti quei pensieri malvagi a cui egli ubbidiva prima dell’illuminazione. Quindi se di svuotamento mentale dobbiamo parlare, dobbiamo parlare dello svuotamento di pensieri malvagi e vani che avviene nell’uomo quando egli viene illuminato da Dio. Egli inoltre non si comincerà a sentire uno con il tutto come avviene nello zen, ma solo uno con tutti gli altri illuminati, cioè membro di uno stesso corpo – quello di Cristo -, e quindi uno con e in Cristo (Gal. 3:28); (si badi che questa unità spirituale con gli altri santi implica il riconoscimento della diversità tra i membri del corpo di Cristo perché “tutte le membra non hanno un medesimo ufficio” [Rom. 12:4]) ma questa unione esclude nella maniera più categorica il sentirsi uno con l’universo. Un’altra cosa che non avverrà nel credente illuminato da Dio è quella di mettersi a considerare il mondo un’illusione (cosa che invece avviene nello zen), e questo perché quando Dio illumina un uomo non gli toglie né l’intelletto e neppure la logica ma glieli mantiene. E’ veramente follia davanti a Dio mettersi a considerare il mondo e tutto ciò che è in esso come mera illusione, perché la Scrittura ne parla in termini reali e non come se fossero un’illusione.
La meditazione zen è dunque un opera di Satana che con essa si impossessa della mente di tante persone, inducendoli a pensare e a considerare le cose in maniera nettamente contraria alla Parola di Dio. Guardatevi da essa, e riprovatela. Una parola adesso sulla meditazione che devono compiere i cristiani (ossia gli illuminati). Essa non viene compiuta per giungere ad un vuoto mentale, uno stato mentale in cui il bene e il male diventano un tutt’uno, o per liberarsi dall’illusione di essere distinti dall’universo, o per giungere all’intuizione che tutto è un’illusione; perché questi obbiettivi non rientrano affatto tra quelli che si deve proporre un credente essendo degli obbiettivi falsi inventati dal diavolo. Essa va compiuta perché rientra nella volontà di Dio per noi siccome è scritto: “Meditate su tutte le sue meraviglie” (Sal. 105:2) e altrove che è beato l’uomo “il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e su quella legge medita giorno e notte” (Sal. 1:2); e siccome che rientra nella sua volontà che noi meditiamo su tutto ciò che è giusto e vero, certamente non porta a conclusioni sbagliate ma solo a conclusioni giuste in armonia con l’insegnamento della Scrittura. E oltre a ciò procura grande gioia al meditante perché lo porta a considerare la grandezza di Dio, la sua potenza e la sua sapienza che sono infinite.


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