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LE ORIGINI DEL RITUALE NELLA CHIESA E NELLA MASSONERIA



Premessa


Gli articoli qui riuniti originariamente furono pubblicati sulla rivista “Lucifer” fondata dalla signora Blavatsky e probabilmente sono il risultato di altrettante conversazioni sull’argomento. Nulla da dire sull’importanza del lavoro: il lettore scrupoloso lo vedrà da sé. Piuttosto mette conto di rilevare, per gli ignari ed i semplici, che la vera Massoneria non è quella semplice, superficiale e malfamata che amici ignoranti e nemici interessati fanno conoscere ma è quella vera Saggezza o Sapienza Antica che è esistita, esiste ed esisterà sempre in quanto risponde a quelle domande che, ad un certo punto della sua evoluzione, un individuo rivolge a se stesso: “Chi sono?, cosa sono venuto a fare in questo mondo?, qual è il compito mio, lo scopo della mia vita?. Ciò presuppone un certo grado d’istruzione, un certo sdegno della vita comune, l’aspirazione ad un meglio non bene identificato. E’ questo il momento della Massoneria: un ripiegarsi in se stesso in una ricerca interiore; il votarsi ad un ideale non comune, un indirizzarsi verso un’aria più pura, fuori da convenzionalismo di modo o di maniera. Nasce così lo stimolo alla vera Fratellanza, diversa da quella comune; fratellanza di anime, non di corpi che ha dato luogo ad una Chiesa laica (cioè la Massoneria) con i suoi gradi e la sua gerarchia; Chiesa tanto più reale e sincera di quella comandata ed imposta dalla religione di Stato, poiché il suo centro propulsore risiede nella divinità insita nell’uomo dentro di noi, non fuori di noi (“Cristo in noi” di S. Paolo) non in regole codificate per uso degli ignoranti ed agnostici. Se, secondo il detto cristiano: “Dio è in ogni luogo ed in ogni cosa” per primo posto è nell’uomo “creato a sua immagine e somiglianza”, è in quella Coscienza non meglio identificata dall’uomo moderno che spesso, molto spesso, la ignora.


Nessuno, letteralmente nessuno, può indicarci la via del nostro progredire: questo è un diritto che ci spetta per natura e noi dobbiamo essere i pastori di noi stessi. “Il gregge” non esiste in Massoneria: l’uomo comincia ad avere dignità di se stesso, a ragionare da sé stesso, libero da imposizioni che sono il marchio di una inferiorità desolante. Massone significa costruttore e la prima costruzione da fare riguarda non la personalità (tanto cara ad egoisti e boriosi) ma il CARATTERE poiché, se dobbiamo essere i coadiuvatori del G.A.D.U. – questo è il nostro compito – dobbiamo cercare di salire a Lui, ispirarci al Suo lavoro che è quello dell’elevazione dell’umanità, non di una chiesa che, nei suoi limiti angusti, impone e dispone arbitrariamente i suoi dettami. Non esiste un “diritto divino” che non sia di tutti, per tutti. Il sole splende per tutti e così Dio esiste per tutti, senza intermediari che si sono autonominati suoi ministri ed in Suo nome hanno lasciato ovunque lunghe ed atroci tracce di sangue.

La Chiesa cristiana, la nostra chiesa, è venuta dopo, molto dopo la Massoneria; si è vestita dei suoi abiti, si è appropriata delle sue cerimonie e si è elevata a giudice supremo ed infallibile della umana convivenza per riscuotere le sue “decime”. Ma questo tempo – pur nell’ordine dei secoli - è sempre breve e la Chiesa (da non confondere con la RELIGIONE che è eterna poiché zampilla dalla vita stessa) è in netto ed inevitabile declino. E’ stato così per tutte le chiese antiche e così sarà per la Cattolica, apostolica, romana, che si è edificata sulla religione cristiana, ma per i suoi scopi temporali, ne ha deformato la missione. Ma questo a noi non deve interessare. Come detto dobbiamo coadiuvare il G.A.D.U. e per raggiungere questo elevatissimo scopo, dobbiamo fidare solamente in noi, forti della nostra divinità interiore e non farci guidare da altri che ben altri interessi, pubblici e privati, muovo ad offrici il loro aiuto.



Bisogna quindi arrivare a possedere le “virtù eroiche” dei Santi, essere fautori del “libero pensiero” che in Giordano Bruno ebbe il suo eroe e il suo martire, ed apprendere la “Sapienza Filosofica” di un Pitagora. Non è facile essere vero massone, saper “costruire”. I gradi, gli emblemi, i simboli, sono perfettamente inutili, se non risibili, se a loro non corrisponde un vero, volontario, disinteressato lavoro a favore dell’Umanità sofferente. E non importa se il lavoro sia piccolo o grande. Coloro, anche tra noi, che questi intendimenti non hanno, non sono e non saranno che fantocci, ombre semoventi nelle brume di una ignoranza deleteria e trionfante. A.G.



I teosofi sono molto spesso ed altrettanto ingiustamente accusati di essere degli infedeli ed anche degli atei. Ciò è un grave errore specialmente riguardo a quest’ultima accusa. In una società importante, formata da membri appartenenti a tante razze e a tante nazionalità differenti; in una associazione in cui ogni uomo (od ogni donna) è lasciato libero di credere a ciò che preferisce, di seguire o non – secondo il suo desiderio – la religione nella quale è nato ed è stato allevato, non vi è che un ben misero posto per l’ateismo. Quanto all’accusa di “infedele” essa è un controsenso o una idea fantastica. Per dimostrarne l’ assurdità sarà sufficiente domandare ai nostri critici di mostrarci – nell’intiero mondo civilizzato – la persona che non è considerata “infedele” da qualunque altra persona appartenente ad una fede differente dalla sua.



E ciò è vero sia che avviciniate i circoli altamente rispettabili ed ortodossi sia che avviciniate la “società” sedicente eterodos-sa. E’ una muta accusa, silenziosamente e non chiaramente espressa; una specie di giuoco di tennis mentale nel quale ognuno rinvia la palla in un educato silenzio. In realtà nessun teosofo può essere “infedele” più di un non teosofo e, d’altra parte, non vi è essere umano che non sia un “infedele” per chiunque segua una qualsiasi setta. Quanto all’accusa d’ateismo ciò e un’altra questione. In primo luogo domandiamoci: Che cosa è l’ateismo?


E’ il fatto di non credere a Dio (o agli dei) e di negare questa esistenza o semplicemente i rifiutasi di accettare un Dio personale, secondo la definizione un po’ violenta di R. Hall, che definisce l’ateismo come “un sistema feroce che non lascia nulla al di sopra (?) di noi per ispirarci il terrore e nulla attorno a noi per svegliare la tenerezza”. L’accusa di non credere all’esistenza di un Dio, non corrisponde per il maggior numero dei nostri membri poiché quelli dell’India, della Birmania, ecc., credono negli dei, negli esseri divini e temono molto alcuni di essi. Nello stesso modo un gran numero di teosofi occidentali, non mancheranno di confessare la loro piena credenza negli spiriti planetari o dello spazio, fantasmi od angeli. E molti di noi accettano l’esistenza di intelligenze superiori ed inferiori, di Esseri molto al di sopra di un qualsiasi “Dio personale”. Ciò non è un segreto. La maggior parte di noi crede nella sopravvivenza dell’Ego spirituale, agli Spiriti planetari ed ai Nirmanakayas – grandi adepti delle epoche passate – che, rinunciando al loro diritto al Nirvana, dimorano nelle sfere ove noi non viviamo, non come “spiriti” ma come degli Esseri spirituali umani, completi. Essi restano quali furono salvo per quello che fu il loro involucro corporale, visibile, che hanno abbandonato per venire in aiuto della povera umanità, per quel tanto che questo aiuto può essere concesso senza contrastare con la legge karmica. Questa è veramente la “Grande Rinuncia”: un incessante, cosciente sacrificio, attraverso gli eoni e le età, fino al giorno in cui gli occhi della cieca umanità si apriranno e tutti, invece di un piccolo numero, riconosceranno la Verità universale.

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